Atrio del Mo.C.A., la sala degli autoritratti

Prima mensola a sinistra.

Nella sezione iniziale dell’esposizione, nell’atrio del Mo.C.A., sulla prima mensola della parete di sinistra, si trova un pannello informativo con due QR code che permettono di accedere alle audio-descrizioni della mostra e del percorso. Accanto, un secondo pannello illustra le opere esposte a coppie sulle restanti sette mensole.

Dalla seconda all’ottava mensola.

Catarsini accoglie i visitatori con una serie di 11 autoritratti. Queste opere verticali di piccole  dimensioni,  esposte su cavalletti da tavolo posizionati a coppie  sulle mensole di legno,  tracciano l’evoluzione del suo percorso e della sua complessa personalità ATTRAVERSO MEZZO SECOLO.

Gli autoritratti sono realizzati tra gli anni ’30 e ’80, mostrano il volto di Catarsini di fronte, di profilo o di tre quarti. Ogni opera, eseguita su carta con tecniche diverse (matita, carboncino, penna, litografia e monotipo), cattura lo stato d’animo dell’artista in quel preciso momento.

Oltre a questi lavori, il percorso espositivo include anche un piccolo autoritratto a olio e altre due opere, TUTTE descritte in schede separate, una è il ritratto del pittore Lorenzo Viani e l’altra è un disegno degli anni ’30 che raffigura alcune vecchie case cinquecentesche che di specchiano nel canale  Burlamacca, nella zona dove sono nati sia Viani che Catarsini, vicina alla torre Matilde. Altri autoritratti a olio sono esposti nelle sale successive.

Approfondimenti

Nel catalogo  della mostra L’artista allo specchio. Alfredo Catarsini: autoritratti  dal 1930 al 1985,   allestita all’Accademia delle arti del disegno di Firenze, la Presidente Cristina Acidini sottolinea la personalità riflessiva e severa di Catarsini, espressa anche sul versante letterario, con il romanzo Giorni neri ispirato alle drammatiche vicende della seconda guerra mondiale in val Freddana in lucchesia. il giovane vigoroso  e asserivo degli anni trenta, modellato come una statua policroma dai capelli scolpiti al busto compresso in camice e magliette, si trasforma nel dopoguerra in uomo maturo e disincantato, talora mestamente introspettivo, come sfiorato da amarezze. Catarsini si raffigura stempiato e segnato in volto, accetta  e narra l’incombente vecchiaia col sereno equilibrio dei grandi spiriti  che non temono di esporre la decadenza dei corpi, concedendosi l’unica tardiva civetteria della sciarpa blu cobalto intorno al collo.  Un  suo autoritratto del 1934 e’ alla galleria degli uffizi dal 2005.

Usciti dal salone centrale, il percorso espositivo prosegue nelle sale 1, 2 e 3

Prima di uscire dal salone centrale, si trovano due roll-up posizionati ai lati dell’ingresso. Uno mostra il logo della Fondazione mentre l’altro, con la biografia di Catarsini, contiene il QR code per accedere all’audio-descrizione.

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