Il Parco e la Villa de La Versiliana.
Ambiente, storia e i soggiorni di Gabriele d’Annunzio.
Esteso tra gli agglomerati urbani di Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi, il Parco La Versiliana, autentico polmone verde del litorale versiliese, ha una superficie di circa 800.000 metri quadrati con un fronte di oltre mille metri lungo la costa ed un’altezza compresa tra uno e due metri sul livello del mare.
L’area, di proprietà del Comune di Pietrasanta, è delimitata verso l’interno dal fosso Tonfano, verso mare dal viale Morin e dalla strada litoranea, a sud-est dal viale Apua e a nord-ovest dal confine comunale con Forte dei Marmi.
Il Parco costituisce un ingente patrimonio forestale in grado di offrire una straordinaria ricchezza dal punto di vista naturalistico ed ambientale.
Il Parco e la sua storia: dalla Macchia di Marina alla Versiliana
Il parco La Versiliana rappresenta uno dei lembi residuali della foresta costiera originariamente presente nella Toscana settentrionale.
E’, in particolare, la più importante testimonianza in Versilia dell’antica Macchia di Marina, una selva di querce, lecci e ontani che si estendeva lungo il litorale dalla località di Cinquale a quella di Motrone.
Ne era proprietaria la Comunità di Pietrasanta e, fin dagli inizi del Trecento, fu manifestata una costante premura verso la sua conservazione. Nel corso dei secoli il patrimonio forestale venne, tuttavia, in parte depauperato.
Per provvedimento del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, fu deciso alla fine del 1700 un frazionamento della zona in poderi, concessi in livello a privati affinché li mettessero a coltura. Con l’allivellazione ed i successivi affrancamenti dei terreni da parte degli affittuari, si verificarono sensibili riduzioni dell’area boschiva.
Nel 1785-86 sul fosso Fiumetto che attraversa la macchia fu costruito per esigenze militari il ponte ancora oggi denominato ‘Ponte del Principe’ in onore del Granduca.
Agli inizi del XIX secolo sui suoli arenosi formatisi per il ritiro del mare vennero effettuate semine e piantagioni di pini domestici, a formare una barriera frangivento per proteggere il bosco interno. Risulta questa la prima attestazione dell’introduzione artificiale in quest’area del pino domestico o da pinoli.
Nel corso dell’Ottocento i Conti Digerini Nuti divennero proprietari di alcune porzioni di terreno dell’allivellazione granducale situate in prossimità della foce del Fiumetto, dando luogo ad una vasta tenuta signorile. Nel 1886 venne costruita la Villa padronale, denominata La Versiliana dallo scrittore Renato Fucini, spesso ospite dei proprietari. Frequentata soprattutto come residenza estiva, la dimora era prospiciente il mare e ai primi del Novecento era dotata di un imbarcadero su palafitte.
Nel 1906 vi soggiornò Gabriele D’Annunzio, che amava cavalcare tra le dune assolate e lungo la battigia, ma apprezzava anche il paesaggio fresco e riposante a ridosso dell’arenile dove “la macchia è attraversata da larghi viali sòffici su cui si galoppa senza rumore, come in sogno”.
All’epoca il possedimento era un complesso agricolo-forestale di circa 100 ettari. A nord si trovavano gli edifici rurali con i terreni coltivati. Un lungo viale con platani conduceva alla villa e poi alla spiaggia, attraversando il viale Morin, parallelo al mare, alloro percorso da una tramvia; per l’intera estensione del bosco era stata tracciata una fitta rete di sentieri a disegno geometrico. Veniva praticata la coltivazione del pino domestico per la produzione del legname e dei pinoli, raggiungendo quest’ultima, negli anni ’50 e ’60 livelli quasi industriali.
In seguito ad accordi tra i proprietari ed il Comune di Pietrasanta, dal 1951 si svolsero per circa dieci anni le prime rappresentazioni estive in un teatro all’aperto allestito all’interno della tenuta. Nello stesso tempo periodo fu elaborato un piano di lottizzazione dell’area e vennero concessi alcuni permessi di fabbricazione; essendosi registrati tentativi di speculazione edilizia, l’intervento della magistratura consentì di arginare i danni al bosco, che fu così preservato nell’unitarietà complessiva. Nel 1970 fu inserita nel Piano regolatore generale la proposta di vincolare La Versiliana a verde pubblico. Con delibera del Consiglio Comunale del 24 giugno 1980 la tenuta fu acquistata dal Comune di Pietrasanta e destinata con il medesimo atto a Parco Pubblico.
Da allora questo suggestivo spazio naturale ospita ogni estate il Festival La Versiliana ed è fruito per attività salutistiche e ricreative.
La Villa
L’imponente costruzione a tre piani dall’aspetto di palazzo cittadino con le finestre incorniciate di finti conci bugnati fu fatta edificare da Marianna Ginori Lisci Digerini Nuti, come testimonia l’iscrizione posta nell’atrio d’ingresso: “In questa casa da lei costruita / nell’anno MDCCCLXXXVI / a delizia e riposo di sé e de’ i suoi cari / Marianna Digerini Nuti nei M.si Ginori Lisci / trasse i giorni più dolci di sua vita / il suo spirito eletto / vegliando come angelo tutelare / aleggia amoroso tra queste pareti”. La marchesa era moglie di Andrea Digerini Nuti, da cui ebbe le figlie Giulia e Beatrice.
La tenuta de La Versiliana rimase a Giulia, sposata Mattioli, che morì nel 1953. Il figlio Attilio, cui pervenne la proprietà, nominò nel proprio testamento il 30 aprile 1973 erede universale Ada Maria Camiciottoli detta Nella, dalla quale il Comune di Pietrasanta nel 1980 acquistò con una spesa di oltre due miliardi di lire la villa ed il parco.
Gabriele D’Annunzio
Il Vate soggiornò a La Versiliana in estate, rimanendovi almeno fino alla fine di novembre del 1906, con le interruzioni di alcuni viaggi a Milano, Firenze, Roma. Era in compagnia dei figli e della marchesa Alessandra di Rudinì, la Nike amata dal poeta, in convalescenza per gravi interventi chirurgici. Secondo i giornali dell’epoca D’Annunzio avrebbe avuto in progetto una collaborazione con Giacomo Puccini; in realtà durante quel soggiorno lavorò alla tragedia ‘Più che l’amore’, che fu presentata in ottobre a Roma.
Così scrisse Gabriellino D’Annunzio sulla vacanza a Marina di Pietrasanta:
“Ricordo, con un vivo rimpianto di quei giorni, l’estate che trascorsi, anni or sono, in compagnia di Gabriele d’Annunzio e mio fratello Veniero, in Versilia.
Abitavamo noi soli, una vastissima villa – la Versiliana – tra il Forte de’ Marmi e Viareggio, circondata dalla magnifica pineta che laggiù si distende lungo la spiaggia. Era un rifugio bello e sicuro, in una solitudine perfetta. Altre case non sorgevano intorno, per un gran tratto; si trascorrevano intiere giornate senza vedere nessuno. Vedevamo, in compenso, dall’alba al tramonto, ne’ suoi aspetti mutevoli di bellezza, secondo le luci mutevoli delle ore, l’Alpe lunense / cerula d’ombre / bianca di cave / e l’immensa distesa delle acque marine fino alle isole lontane – ‘forme d’aria nell’aria’ –di Capraia e di Gorgona.
La spiaggia – piana soffice dorata – era, a pochi passi dalla villa, il luogo dove trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo. Vi restavamo quasi tutto il giorno, in costume da bagno a giuocare, a correre, a fare tra noi gare ed esercizi violenti di lotta e d’equitazione. D’Annunzio aveva portato con sé, alla Versiliana, tutto il suo canile e tutta la sua scuderia: ventinove veltri e parecchi cavalli. E noi entravamo nell’acqua trascinandoci appresso la muta ed il branco, in un frastuono indiavolato di risa, di gridi, di tonfi, di abbaii e di nitriti.
Il nostro Ospite era, in quelle ore, d’una gaiezza fanciullesca: agile nei giuochi quanto noi giovinetti. Si compiaceva di sbalordirci con la sua resistenza, con la sua elasticità in ogni esercizio più duro; ci mostrava, sorridendo, i suoi bicipiti robusti; ci ammaestrava nelle arti elleniche dell’arciere e del lottatore. Sotto la sua guida avevamo imparato a tirar d’arco. Quando ci lasciavamo, egli ci allettava, me e Veniero, a riprendere le nostre gare di lotta, con l’esca gradita d’un buon premio … in contanti, e qualche volta scendeva anche lui – è proprio il caso di dire –nell’arena, per misurarsi con noi.
Le ore più affocate del giorno egli le passava disteso ignudo su la sabbia, a lasciarsi bruciare dal sole”.
D’Annunzio stesso fece riferimento al soggiorno versiliese in una lettera inviata il 5 luglio dalla Versiliana alla contessa Giuseppina Mancini, la Amaranta o Giusini, che lui corteggiava: “Penso a lei – mi perdoni – con un poco di pietà, mentre tutta la pineta odora intorno a me e il Faro del Tino comincia a brillare tra i vapori violenti (…) Qui il terreno è eccellente. La macchia è attraversata da larghi viali sòffici su cui si galoppa senza rumore, come in sogno. Di tratto in tratto, per qualche radura, s’intravede il Tirreno che da Circe ha imparato a sorridere immortalmente, o s’intravede l’Alpe solitaria che sembra ancòra sotto il dominio di Michelangelo. Non so quale delle due bellezze è più insigne. La mia malinconia ondeggia tra l’una e l’altra (…) Io sono stato accolto con pazza gioia dai miei innumerevoli cani; che sono il terrore del vicinato. Nella mia assenza hanno già trucidato una cinquantina di polli e di anatre. Ieri li ho condotti a gran galoppo su la spiaggia, tra le grida dei bagnanti e dei pescatori. Sono rimasto a cavallo tutto il giorno; e nella stanchezza ho ritrovato il sonno.”
In una lettera sempre del 5 luglio dalla Versiliana ad Emilio Treves il Poeta afferma: “Io sono nel più bel posto dell’universo”.
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