Circuito meccanico

- Anno
- 1949
- Tecnica
- olio su faesite
- Dimensioni
- cm 60 x 80
- Periodo artistico
- simbolismo
- Numero nella mostra itinerante
- 62
Questa composizione orizzontale rappresenta un momento di passaggio fondamentale: segna l’esordio del Simbolismo meccanico, ma conserva tracce profonde del periodo precedente, il Riflessismo.
l cuore del dipinto è occupato da un complesso incastro di ingranaggi e forme meccaniche che sembrano galleggiare in uno spazio sospeso. L’attenzione è catturata da due elementi circolari principali: Il primo, più grande, è posto quasi al centro della tavola; Il secondo, di dimensioni ridotte, si trova in basso a destra. Questi “dischi” sono collegati tra loro da strutture tubulari e forme fantastiche che suggeriscono l’idea di un circuito chiuso, una macchina che vive di vita propria. L’intera scena è immersa in una tonalità calda e sfumata che vira dal marrone all’ocra, illuminata da improvvise pennellate di giallo vivo. L’elemento più suggestivo si trova nella parte superiore sinistra: qui lo sfondo ospita un gioco di riflessi che richiama le finestre dell’atelier dell’artista. È un’eredità del “Riflessismo” degli anni ’40: Catarsini inserisce la realtà del suo studio dentro l’astrazione del circuito meccanico, creando un ponte tra il mondo esterno e l’universo tecnologico che stava immaginando.
Da notare il contrasto tra la rigidità circolare degli ingranaggi al centro e la fluidità quasi aerea dei riflessi sullo sfondo. Queste forme riflesse, che Catarsini riproporrà per decenni sia in opere figurative che astratte, qui diventano l’intelaiatura di un mondo nuovo, dove l’uomo non è visibile, ma è presente attraverso il riflesso della sua stanza di lavoro.