Ritratto di Mity

- Anno
- 1941
- Tecnica
- olio su compensato
- Dimensioni
- cm 90x70
- Numero nella mostra itinerante
- 60
In questo grande dipinto verticale, Catarsini ritrae sua figlia Mity in un momento di quiete domestica. A differenza del ritratto sempre del 1941 ambientato nell’atelier, qui la ragazza è colta nell’intimità della casa, immersa in un’atmosfera colta e serena. Mity è seduta di fronte a noi su una poltrona di legno rivestita in broccato. La sua postura comunica un abbandono pensieroso: i gomiti poggiano sui braccioli e la mano destra tiene un libro, che sembra essere scivolato in grembo dopo la lettura. La testa è leggermente voltata verso sinistra, con uno sguardo assorto che si spinge oltre la cornice, come se la ragazza fosse persa nei propri pensieri. Il viso, dalla pelle rosata e dai tratti armoniosi e ben definiti, è incorniciato da una folta capigliatura nera che scende morbida fino alle spalle. Mity indossa un abito nero, sobrio ed elegante, che fa risaltare per contrasto la luminosità del volto. Su questo sfondo scuro spicca un dettaglio cromatico magnetico: una collana di grandi sfere turchesi. Questo tocco di colore intenso è il punto focale del dipinto, una nota vivace che illumina l’intera composizione.
APPROFONDIMENTI i due ritratti della figlia Mity a confronto
Ritratto di Mity (n. 60 del catalogo) : in questo ritratto prevale l’aspetto interiore. Mity è seduta, circondata dal calore del broccato e del legno. L’abito nero e la collana turchese la rendono una figura elegante e quasi statuaria. Qui Mity non è la modella, ma la figlia colta in un istante di solitudine: il libro in grembo e lo sguardo perso fuori campo a sinistra suggeriscono una mente che viaggia lontano, in una pace protetta dalle pareti domestiche. Catarsini non dipinge solo la figlia, ma la sua grazia composta. Attraverso il contrasto tra il nero dell’abito e il turchese della collana, l’artista riesce a trasmettere la freschezza della giovinezza e la profondità di un momento di riflessione silenziosa. La luce è avvolgente e soffusa. Sembra accarezzare il velluto della poltrona e la pelle rosata di Mity, creando un senso di calore e protezione. È la luce del “focolare”, che mette in risalto la preziosità della collana turchese come se fosse un tesoro di famiglia.
Ritratto di mia figlia (n. 6 del catalogo) : Spostiamoci idealmente nell’atelier di Villa Paolina, qui Mity è immersa nel mondo del padre. Non ci sono poltrone in broccato, ma lo spazio vivo del lavoro: i cavalletti, le tele voltate, forse l’odore di olio e trementina. In questo ambiente, Mity sembra partecipare attivamente al processo creativo. Non è più solo la fanciulla assorta nei suoi libri, ma diventa parte integrante della ricerca visiva del padre. Qui la luce non solo illumina Mity, ma “rimbalza” sugli oggetti circostanti: il legno secco del cavalletto, le superfici lisce delle tele, gli spigoli dei mobili. Questa luce crea ombre più nette e profonde, integrando il volto della ragazza nel ritmo geometrico dello studio. Mity non è più separata dall’ambiente, ma diventa essa stessa un elemento della composizione, al pari di un attrezzo del mestiere. In questa sovrapposizione tra l’affetto per la figlia e l’amore per il proprio lavoro, Catarsini trova un equilibrio perfetto: Mity nell’atelier è la prova che per lui l’arte e la vita erano una cosa sola. Nel 1941, Catarsini continuava a esporre a livello nazionale, soprattutto opere paesaggistiche, come Barche di renaioli inviato alla Terza Mostra del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti al Palazzo dell’Arte di Milano.