Autoritratto

- Anno
- 1942
- Tecnica
- olio su tavola
- Dimensioni
- cm 59x47
- Numero nella mostra itinerante
- 61
In quest’opera, realizzata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Catarsini ci consegna un’immagine di sé profondamente umana e vulnerabile. Il dipinto a mezzo busto non è solo una cronaca del suo aspetto, ma uno specchio delle tensioni e delle preoccupazioni di quegli anni difficili. Il viso dell’artista è rivolto leggermente verso destra, ma lo sguardo è puntato dritto verso l’osservatore, carico di pensieri. I tratti sono segnati: il volto è scavato, gli zigomi sono alti e pronunciati, e gli angoli delle labbra si piegano verso il basso in un’espressione di sofferenza composta. La folta capigliatura nera, pettinata all’indietro, rivela una leggera stempiatura, incorniciando una fronte spaziosa.
Catarsini indossa una camicia chiara con il colletto a punta, lasciata leggermente aperta sul petto in un gesto di naturalezza quotidiana. La figura sembra quasi fondersi con l’ambiente circostante: il fondo è unito, di un colore giallognolo e biancastro, e l’artista usa delicate pennellate di azzurro sulla camicia per farla emergere con discrezione da questa atmosfera luminosa ma rarefatta. La serietà dello sguardo comunica immediatamente lo stato d’animo del momento. È il ritratto di un uomo che vive l’incertezza del conflitto e il pericolo per sé e per i propri cari, trasformando il proprio volto nel racconto silenzioso di un’intera epoca di privazioni.
APPROFONDIMENTI
Nel catalogo della mostra L’artista allo specchio. Alfredo Catarsini: autoritratti dal 1930 al 1985, allestita nel 2022 all’Accademia delle arti del disegno di Firenze, la Presidente Cristina Acidini sottolinea la personalità riflessiva e severa di Catarsini, espressa anche sul versante letterario, con il romanzo Giorni neri ispirato alle drammatiche vicende della seconda guerra mondiale in val Freddana in Lucchesia. E commenta: … “Il giovane vigoroso e asserivo degli anni trenta, modellato come una statua policroma dai capelli scolpiti al busto compresso in camice e magliette, si trasforma nel dopoguerra in uomo maturo e disincantato, talora mestamente introspettivo, come sfiorato da amarezze. Catarsini si raffigura stempiato e segnato in volto, accetta e narra l’incombente vecchiaia col sereno equilibrio dei grandi spiriti che non temono di esporre la decadenza dei corpi”. Un suo autoritratto del 1934 è alla galleria degli uffizi dal 2005.