I funai

- Anno
- 1951
- Tecnica
- olio su tela
- Dimensioni
- cm 72 x 57
- Numero nella mostra itinerante
- 75
In questa tela verticale, Catarsini celebra il lavoro manuale degli artigiani viareggini che intrecciavano le cime per le imbarcazioni. L’opera è un vertice della sua maestria e una preziosa testimonianza storica di un mestiere oggi scomparso. La scena ritrae quattro uomini visti di spalle, disposti su due piani. Portano pantaloni marroni e tre di essi maglie bianche, uno ha il cappello. Ciascuno sostiene un lungo bastone appoggiato a terra alla propria sinistra. I funai sono colti nel loro tipico movimento a ritroso, un gesto rituale necessario per intrecciare le fibre e trasformarle in cordame. Davanti ai lavoratori si staglia un complesso architettonico articolato su più livelli, con edifici bassi tipo tettoie ed altri alti bianco e giallognolo che si innalzano fino a occupare il margine superiore del quadro.
l cielo azzurro incornicia la sagoma degli edifici, resi nitidi da decise linee nere di contorno. Questo tratto grafico marcato definisce non solo le architetture, ma anche le strutture in legno e le figure dei funai nella parte inferiore, conferendo all’opera una solidità quasi monumentale. Il vero fulcro visivo è il bianco assoluto della canapa. Sostenuta dai pali, la fibra si erge come una macchia di luce pura, svettando fino a raddoppiare l’altezza degli uomini e terminando con una caratteristica forma a punta.
APPROFONDIMENTI
Questo dipinto rappresenta non solo un vertice della sua maestria tecnica, ma anche una preziosa testimonianza storica di un mestiere tipico della Viareggio dell’epoca e celebra il lavoro manuale dei funai, gli artigiani che intrecciavano le cime per le imbarcazioni, L’uso sapiente del nero per sottolineare le forme e del bianco per la materia grezza trasforma un momento di lavoro quotidiano in una composizione ritmica, dove il colore si sostituisce al disegno tradizionale. A differenza delle opere del Simbolismo Meccanico, qui la figura umana e il suo sforzo fisico sono i protagonisti assoluti in un equilibrio perfetto tra l’uomo e il suo ambiente. La tecnica è ancora un gesto sapiente delle mani e non una “macchina” dominante. È un inno alla dignità del lavoro e all’identità di una comunità legata al mare.