La sartina

- Anno
- 1951
- Tecnica
- olio su tela
- Dimensioni
- cm 60,5 x 50
- Numero nella mostra itinerante
- 57
In questa tela del 1951, Catarsini ritrae una giovane intenta a imparare l’arte del cucito sotto la guida della moglie dell’artista che aveva allestito una scuola di moda in un’ala della casa. L’opera diventa così testimonianza dell’atmosfera operosa che vi si respirava. E’ estate e l’allieva è nella terrazza, seduta di tre quarti verso destra, con il capo chino e lo sguardo fisso sul drappo che tiene tra le mani. La sua posa è di estrema concentrazione: le gambe accavallate sotto il tavolo e i piedi ben appoggiati suggeriscono la stabilità necessaria per un lavoro di precisione. La giovane indossa un abito azzurro-blu, senza maniche e scollato. Il vero protagonista visivo è però il tessuto che sta cucendo: un drappo dalla complessa fantasia geometrica a piccoli quadrati rossi, blu, bianchi e marroni che crea una macchia cromatica. Sullo sfondo, due grandi vetrate, divise da una persiana, formano una griglia di linee verticali e orizzontali. Catarsini crea un gioco di rimandi: la geometria rigorosa del drappo a quadrati si armonizza con le linee rette delle finestre e del tavolo, mentre la figura della ragazza, con le sue curve morbide, rompe questa rigidità dando vita al quadro. La tela è satura, ogni spazio è riempito da pennellate decise. Non c’è vuoto, proprio come anche in altre opere ambientate all’atelier.
APPROFONDIMENTI
Nella Viareggio degli anni ’20, all’ombra della cinquecentesca Torre Matilde, nasceva l’amore tra Alfredo Catarsini e Giuseppina Rossi, che ben presto fu per tutti Alfreda. Si conobbero a casa di una vicina, Angelina detta Angiò del Tofanelli, che li appoggiò perchè la relazione fu ostacolata dalla famiglia di lei, stirpe di capitani di lungo corso, che guardava con diffidenza a quel giovane “pittore”. Senza perdersi d’animo, i due trovarono un modo originale per finanziare il proprio futuro: crearono una biblioteca itinerante, portando libri in prestito di casa in casa per racimolare i soldi del corredo. Dopo il matrimonio, il talento di Alfreda per il cucito divenne il motore economico della famiglia. Fondò una rinomata scuola di moda che divenne il cuore pulsante della casa, tra lavoranti e clienti dell’alta società. I suoi modelli vestirono le serate di gala, i veglioni e le cerimonie più prestigiose della Versilia, garantendo quella stabilità che permise ad Alfredo di dedicarsi totalmente alla sua arte, allo studio, alle frequentazioni, ai premi e alle mostre. Sono stati una coppia affettuosa, affiatata e complice, due visionari coraggiosi capaci di sfidare la mentalità dell’epoca per costruire, insieme, un destino dedicato all’arte, alla bellezza e ai due figli Mity e Orazio. L’addio ad Alfreda, avvenuto a settant’anni, lasciò un vuoto incolmabile. Catarsini scelse di imprigionare quel silenzio in un’immagine nuda e dolente: l’“Autoritratto di pietra” del 1973 (n. 47 del catalogo).