Maternita’ nera

- Anno
- 1962
- Tecnica
- olio su tela
- Dimensioni
- cm 70 x 50
- Numero nella mostra itinerante
- 76
Quest’opera verticale fonde l’immaginario delle “Figure fantastiche” (n. 26 del catalogo) con le geometrie della “Composizione meccanica” (n. 27 del catalogo). Al centro della scena, una figura scura è seduta su un panchetto: il suo volto è rivolto a sinistra, mentre tiene sulle ginocchia un bambino, il cui busto è orientato a sinistra e le gambe a destra.
Entrambe le figure non sono descritte in modo realistico, ma sono avvolte da pennellate circolari che ne suggeriscono i volti, le braccia e le ginocchia, lasciando all’immaginazione il compito di completare l’immagine.
Gli elementi chiave della composizione: Il movimento: Un turbinio di cerchi attraversa la tela. Tra questi, cinque sembrano vere e proprie lenti d’ingrandimento poste su punti focali: il volto, i seni e le ginocchia. La luce: Lo sfondo, dai toni marrone e ocra, sprigiona una luminosità che parte dal centro, proprio dietro la figura principale, per irradiarsi verso i lati. Il colore: La tavolozza si concentra sulla miscellanea cromatica e sulla luce che avvolge le sagome nere. Un unico accento di colore puro, una fascia rossa obliqua, attraversa lo spazio dietro le gambe della figura.
Siamo di fronte a un’opera profondamente innovativa, dove il soggetto tradizionale della maternità viene reinterpretato attraverso una lente meccanica e visionaria.
APPROFONDIMENTI
Catarsini non smette mai di stupirci. Proprio quando pensiamo di aver decifrato il suo mondo tra marine, ritratti e ingranaggi meccanici, l’artista ci spiazza con una composizione unica, che si distacca dalle tematiche dominanti degli anni ’60. L’originalità di quest’opera colpisce ancora di più se si riflette sul tema della maternità: un soggetto presente nella produzione del Maestro, ma non frequente. Per capirne la portata innovativa, basta confrontarla con la Maternità del 1954: in quel dipinto più tradizionale, la madre è seduta in poltrona e stringe a sé la figlia addormentata, con un’espressione mestamente serena e persa nei pensieri. Un abbraccio protettivo, classico e realistico.
In questa nuova opera, invece, il sentimento si trasforma in visione. La tenerezza del gesto non svanisce, ma viene rielaborata attraverso un linguaggio dinamico e fantastico, dimostrando la capacità di Catarsini di evolvere costantemente e di guardare allo stesso sentimento con occhi sempre nuovi.