Natura morta con aringa

- Anno
- 1950
- Tecnica
- tempera su tela
- Dimensioni
- cm 44 x 54
- Numero nella mostra itinerante
- 73
Questa composizione orizzontale si allontana dal realismo tradizionale: gli oggetti non poggiano su un tavolo, ma sembrano fluttuare nel vuoto su un fondo scuro, animato da pennellate libere e definiti da sottili linee bianche che ne tracciano i contorni. La protagonista assoluta è un’aringa, distesa sul fianco al centro della tela. Il pesce occupa quasi tutto lo spazio orizzontale, con il muso rivolto a sinistra e la coda a destra. Più in basso, davanti all’aringa, troviamo due sagome biancastre e luminose: a sinistra la forma curva di una conchiglia e a destra il profilo stilizzato di un altro piccolo pesce. Al di sopra dell’aringa, la scena si popola di altri elementi che creano un ritmo verticale. Al centro esatto spicca la forma rotonda di un’arancia. Ai lati si stagliano due bottiglie: a sinistra, sopra la testa dell’aringa, una bottiglia marrone, bassa e tozza; a destra, sopra la coda, una bottiglia verdognola, più alta e slanciata. La tavolozza è calda e terrosa, dominata dai toni dell’ocra e del marrone con accenti giallognoli. L’uso delle linee bianche per staccare gli oggetti dal fondo scuro conferisce all’opera un senso di leggerezza e mistero, tipico della ricerca metafisica di Catarsini.
APPROFONDIMENTI
Lungo tutta la sua carriera, Catarsini ha coltivato una dedizione costante per la natura morta. Attraverso lo studio della composizione e della forma, egli riusciva a catturare la “silenziosa essenza” degli oggetti quotidiani, elevandoli a piccole meraviglie poetiche. In queste opere, il comune diventa straordinario grazie a una nuova e raffinata veste cromatica.
Sebbene negli anni ’50 il benessere economico stesse portando cibi più ricchi sulle tavole degli italiani, in questo dipinto l’artista sceglie di ritrarre un’aringa. A Viareggio questo pesce è chiamato popolarmente “salacchino”: un tempo cibo umile e sapido, era l’emblema della tavola povera dei lavoratori del porto. Scegliendo questo soggetto, Catarsini rende omaggio alla dignità delle radici popolari, trasformando un simbolo di privazione in un protagonista.