Il Parco della Versiliana che si estende tra gli agglomerati urbani di Forte dei Marmi e Marina di Pietrasanta, autentico polmone verde del litorale versiliese. Il Parco è costituito da un ingente patrimonio forestale in grado di offrire una straordinaria ricchezza dal punto di vista naturalistico ed ambientale, dalle zone delle antiche dune in cui vegetano lecci e pini e il sottobosco fittissimo e cupo, alla assolata radura dove con un po’ di fortuna si può scorgere l’elegante upupa. Dal suggestivo Fosso Fiumetto ricco di cannuccia e animati da tartarughe e gallinelle d’acqua, al bosco misto a foglie caduche così vario nel ciclo stagionale o al più inaspettato paesaggio semipalustre delle lame, le ultime rimaste nella Versilia settentrionale. Il Parco è l’unica testimonianza in Versilia dell’antica Macchia di Marina, una selva di querce, lecci e ontani che si estendeva lungo il litorale dalla località di Cinquale a quella di Motrone.

Nel 1785-86 sul fosso Fiumetto fu costruito per esigenze militari il ponte ancora oggi denominato ‘Ponte del Principe’ in onore del Granduca.

Agli inizi del XIX secolo sui suoli arenosi formatisi per il ritiro del mare vennero effettuate semine e piantagioni di pini domestici, a formare una barriera frangivento per proteggere il bosco interno. Risulta questa la prima attestazione dell’introduzione artificiale in quest’area del pino domestico o da pinoli.

Nel corso dell’Ottocento i conti Digerini Nuti divennero proprietari di alcune porzioni di terreno situate in prossimità della foce del Fiumetto, dando luogo ad una vasta tenuta signorile e nel 1886 vi fecero costruire la loro Villa padronale, denominata La Versiliana dallo scrittore Renato Fucini, spesso ospite dei proprietari. Frequentata soprattutto come residenza estiva, la dimora era prospiciente il mare e ai primi del Novecento era dotata di un imbarcadero su palafitte.

Nel 1906 vi soggiornò Gabriele D’Annunzio, che amava cavalcare tra le dune assolate e lungo la battigia, ma apprezzava anche il paesaggio fresco e riposante a ridosso dell’arenile dove “la macchia è attraversata da larghi viali soffici su cui si galoppa senza rumore, come in sogno”.

In seguito ad accordi tra i proprietari e il Comune di Pietrasanta, dal 1951 si svolsero per circa dieci anni le prime rappresentazioni estive in un teatro all’aperto allestito all’interno della tenuta. Il 24 giugno 1980 la tenuta fu acquistata dal Comune di Pietrasanta e destinata con il medesimo atto a Parco Pubblico. Da allora questo suggestivo spazio naturale ospita ogni estate il Festival La Versiliana ed è fruito per attività salutistiche e ricreative.

Tre itinerari ‘Un bosco per noi’, ‘Percorso vita policrosalus’ e ‘Versiliana bike’ consentono, ciascuno con le proprie peculiarità, di conoscere ed apprezzare l’area nel rispetto e nella salvaguardia delle risorse ambientali. Allo scopo di divulgare la conoscenza dei principali caratteri della flora e della fauna del Parco dal 2001 è presente ogni anno durante il periodo estivo nei mesi di luglio ed agosto l’iniziativa IterNatura, una serie di escursioni naturalistiche guidate gratuite, dirette al vasto pubblico dei cittadini e degli ospiti.

Finito il Parco della Versiliana si attraversa la località Fiumetto. Il nome della località deriva dal fiume che scorre nella zona, peraltro classificabile come un piccolo fosso, vista la portata minima. La sua storia non è molto antica, sebbene il territorio dove sorge sia stato insediamento romano. Questa zona fu oggetto di scontri, assedi e conquiste da parte di Pisa, Firenze, Genova e Lucca.
 Nel XVIII secolo Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena creò il Vicariato di Pietrasanta in cui fu inserito Fiumetto. 

Dopo il periodo napoleonico, il granduca Leopoldo II avviò una seconda opera di bonifica nella pianura litoranea di Fiumetto. Nella zona più interna, fino all’età moderna e contemporanea, i corsi d’acqua e il tipo di vegetazione rendevano, infatti, il Fiumetto una palude umida e malsana. Grazie agli interventi di bonifica iniziarono a spuntare i primi arbusti, e da lì ebbe origine la Macchia mediterranea costiera.
 La macchia era una vasta distesa verde composta da querce, ontani e lecci, che si estendeva per una lunghezza di 9 chilometri circa, dal Cinquale fino a Motrone. I pini furono introdotti dall’uomo a fine Ottocento e furono alla base della nascente industria del pinolo.
Con l’istituzione dei comuni, Fiumetto fu inserito in quello di Pietrasanta.
 La zona costiera è caratterizzata, come la fascia circostante, da coste basse e sabbiose formate grazie all’accumulo di sedimenti alluvionali e disseminate di dune. Tale fenomeno si bloccò alla fine dell’Ottocento per motivi di natura fisica e umana: l’erosione della costa da un lato e l’edificazione di stabilimenti balneari dall’altro.

TONFANO

Proseguendo arriviamo a Tonfano, all’origine “Tonfalo”, è una delle quattro località in cui è suddivisa la frazione di Marina di Pietrasanta, insieme a Fiumetto, Le Focette e Motrone. Il nome deriva dal fiume che scorreva nella zona e che fu poi interrato. Il fiume veniva alimentato dalle “polle di Vaiana” ossia le sorgenti poste nei pressi della località Caranna, a Forte dei Marmi: da lì, il fiume Tofalo procedeva parallelamente all’attuale “Fiumetto” che scorre nell’omonima località, per poi dirigersi verso sud in quella che è l’attuale Via Tonfano.

Tonfano fu, nel XIX secolo, la prima meta di insediamento fra le quattro località di Marina di Pietrasanta. I primi abitanti furono pescatori, che si insediarono presso la foce del fiume. Successivamente, anche coloro che possedevano già dal Settecento terreni nella zona costruirono ville e case vacanza dove si recavano nei mesi estivi per godere delle cure dei bagni di mare, moda dell’epoca. Dopo la prima guerra mondiale, Tonfano divenne una stazione turistica a carattere balneare.
 Durante la seconda guerra mondiale, il piccolo pontile in legno che caratterizzava la zona, fu fatto saltare in aria dai tedeschi, spaventati dall’idea che potesse fungere da scarico merci. In seguito i soldati americani si stabilirono a villa Rebua e villa Battelli, dove riuscivano a monitorare gli atterraggi dei piccoli aerei che fungevano da ricognitori sulla Linea Gotica.
 Questa pista di atterraggio fu creata proprio interrando il tratto del fiume Tonfano che passava per quella zona. Sparito il fiume, venne distrutto anche il ponte che collegava viale Carducci a via Versilia e sul quale passava la linea tranviaria.  Il territorio di Tonfano, come quello delle zone limitrofe, era all’origine una palude. Le prime opere di bonifica si ebbero nel Cinquecento ad opera di Cosimo I, poi in seguito si effettuarono ulteriori bonifiche sotto Leopoldo II. La principale attrazione di Tonfano è il pontile: costruito a scopo turistico e ricreativo inaugurato nel 2008. Sul pontile sono collocate varie sculture, in onore alla vocazione artistica della città di Pietrasanta; termina in una piazza decagonale che ha al centro una sontuosa fontana.

Fosso Motrone

A sud della frazione di Tonfano si trova il fosso Motrone, che sfocia in mare. Il fosso Motrone delimita la Versilia storica a sud mentre a nord è delimitata dal fiume che attraversa Seravezza. Oggi si definisce Versilia tutta la fascia costiera fino a sud di Viareggio.

Anticamente era un porto sullo sbocco del fiume di Seravezza, appellato Fosso delle Prade o Fiumetto, già Fiume Vecchio della Versilia. È stato abitato dai Longobardi e le prime notizie certe sul porto risalgono al 1084. Nel 1159 fu costruita dai Lucchesi una fortezza in pietra in seguito distrutta dal Barbarossa nel 1162 su richiesta dei pisani. I Lucchesi con l’appoggio dei Genovesi ricostruirono il forte, in cambio, ai Genovesi furono concessi alcuni magazzini nel porto. A Motrone arrivava il sale trasportato dalle navi genovesi e destinato alla città di Lucca. La fortezza per quasi quattro secoli fu oggetto di continue liti fra Firenze, Pisa e Lucca per diversi secoli. Nel 1403 il Fiorentini ottennero dai Lucchesi la possibilità di usare il Porto di Motrone. Da allora le più illustri famiglie mercantili fiorentine lo resero luogo di fiorenti scambi, grande era la varietà di merci che vi sbarcavano in arrivo e partenza da tutto il Mediterraneo ed oltre, dato che le rotte erano dirette addirittura verso il Nord Europa. A seguito della divisione dei territori dovuta al lodo Leone X del 1513, Motrone passò dai lucchesi ai fiorentini; anche a questo si deve successivamente lo sviluppo della città di Viareggio che era rimasto l’unico sbocco al mare della Repubblica di Lucca.

Il declino di questo snodo iniziò quando Firenze decise di sviluppare il porto di Livorno, più difendibile dalle milizie fiorentine che non dovevano attraversare le zone malariche presenti mentre la definitiva fine del porto furono le bonifiche del XVII secolo che interessano tutto il comprensorio pianeggiante con deviazione di canali che causarono l’innalzamento del fondo del porto ed il declino definitivo del traffico mercantile.

L’attività del porto di Motrone si concluse nel 1813, quando la fortezza fu distrutta dagli inglesi. Le pietre del forte furono riutilizzate per la costruzione delle cateratte di Motrone ed oggi dell’antico forte non rimane che una porzione di muro inglobato in una casa.

Proseguendo troviamo un locale che fece la storia musicale e mondana degli anni d’oro della Versilia del dopoguerra: La Bussola di Sergio Bernardini che aprì il locale nel giugno del 1955.  Uomo di spettacolo, geniale e dinamico già dal 1948 gestiva con successo diversi locali da ballo a Viareggio: la Capannina del Marco Polo (dove nel 1948 nacque il “Festival nazionale della canzone italiana” che poi tre anni dopo sarebbe emigrato a Sanremo), il Gatto Nero, il Caprice e il Carillon. Bernardini con la gestione della Bussola entrò nel mito. Per la serata d’esordio chiamò Renato Carosone e la sua mitica orchestra. Carosone, come anche altri artisti, resterà molto legato al locale di Bernardini.

La Bussola diventò così uno dei locali più alla moda d’Italia, nell’arco di un decennio sul palco della Bussola passano quasi tutti i grandi protagonisti della musica leggera italiana e internazionale: Louis Armstrong, Neil Sedaka, i Platters, Adriano Celentano, Peppino Di Capri, Don Marino Barreto jr, Milva, Ella Fitzgerald, Domenico Modugno, Gilbert Bécaud e Mina che fu sempre legatissima a Bernardini e alla sua Bussola. Attiguo alla Bussola, Bernardini aprì Il Bussolotto, dedicato alla musica jazz, dove si esibì anche Chet Baker.

Nel 1976 Bernardini diede vita a Bussoladomani, un locale più grande poco distante, nella frazione Lido di Camaiore, una tensostruttura, adatta a spettacoli e concerti. Fu qui che nell’estate del 1978 Mina diede il suo addio alle scene con una serie di concerti live. Bussoladomani fu successivamente chiusa e il tendone demolito nel 2000.

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