PERCORSO ESPOSITIVO VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

PERCORSO ESPOSITIVO VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

INDICE DEGLI ARGOMENTI

PERCORSO ESPOSITIVO VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

CARATTERISTICHE E INFORMAZIONI SULLA MOSTRA IN QUESTA SEDE E SULLA MOSTRA DIFFUSA

NOTIZIE SULLA VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

DESCRIZIONE DEL PERCORSO ESPOSITIVO A PIANO TERRA

DESCRIZIONE DEL PERCORSO PER ARRIVARE ALL’ATELIER CATARSINI NELLA SOFFITTA DELLA TORRETTA LATO NORD.

APPROFONDIMENTI SULL’ATELIER CATARSINI

LA MOSTRA DIFFUSA NELLE TAPPE DEL CAMMINO “I LUOGHI DI CATARSINI”

L’ARTE ACCESSIBILE PER TUTTI, IL PROGETTO PLURIENNALE DELLA FONDAZIONE CATARSINI

CONTATTI E VISITE GUIDATE SU APPUNTAMENTO

HANNO SCRITTO DI CATARSINI E IL CATARSISMO

MOSTRA ITINERANTE

IL NOVECENTO DI CATARSINI. DALLA MACCHIA ALLA MACCHINA

PERCORSO ESPOSITIVO

VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

dal 25 luglio al 24 agosto 2025

LA MOSTRA PROSEGUE NELLE TAPPE DEL CAMMINO I LUOGHI DI CATARSINI

Indice degli argomenti:

1) Caratteristiche e informazioni sulla mostra in questa sede e sulle altre sedi a Viareggio

2) Notizie sulla villa museo Paolina Bonaparte

3) Descrizione del percorso espositivo a piano terra

4) Descrizione del percorso per arrivare all’Atelier Catarsini nella soffitta della torretta lato nord

5) Approfondimenti sull’atelier Catarsini

6) La mostra diffusa nelle tappe del Cammino i luoghi di Catarsini

7) L’Arte accessibile per tutti, il progetto pluriennale della Fondazione Catarsini

8) Collezione della Fondazione Catarsini a Viareggio, visite guidate su appuntamento

9) Contatti e visite guidate su appuntamento

10) Hanno scritto su Catarsini e il Catarsismo

1) CARATTERISTICHE E INFORMAZIONI SULLA MOSTRA IN QUESTA SEDE E SULLA MOSTRA DIFFUSA

La mostra itinerante arriva a Viareggio città natale di Catarsini e diventa mostra diffusa con 3 sedi in città e altre 8 sedi nelle tappe extraurbane del Cammino  I luoghi di Catarsini. Il percorso esterno alla città è  illustrato nel totem posizionato sul marciapiede all’ingresso del Museo Villa Paolina Bonaparte e sul pieghevole all’ingresso.

La mostra diffusa è progettata per essere un’esperienza immersiva e accessibile a tutti ed in particolare alle persone con disabilità visiva e si inserisce nel più ampio progetto pluriennale della Fondazione Catarsini, “L’Arte Accessibile per Tutti”. Questo progetto mira ad abbattere le barriere nella fruizione artistica,  e l’accessibilità è garantita dall’uso di descrizioni adattate e audio registrazioni in italiano e inglese delle opere, dei pannelli esplicativi e foto, disponibili tramite codici QR.

Un’altra innovazione significativa è il Laboratorio Esperienziale. Qui, i partecipanti possono approfondire la loro comprensione dell’opera attraverso l’ascolto e l’interazione tattile diretta. È offerta anche la possibilità di toccare un’opera tattile  in scala reale che reinterpreta un’opera esposta. Questo approccio permette a tutti i visitatori di stimolare il tatto e l’udito, promuovendo una fruizione dell’arte pienamente inclusiva.

A Viareggio sono esposte 48 opere suddivise in  3 diverse sedi:

– 20 opere   in due sale al piano terra della Villa Museo Paolina Bonaparte.

– 12 opere nelle soffitte della torretta lato nord dello stesso edificio, dove si trova l’atelier Catarsini, riallestito come l’originale nel 2002 con l’archivio storico, cavalletti e arredi d’epoca. 

– un’opera è esposta nel santuario della S.S. Annunziata

 – 15 opere sono  nella Biblioteca Marconi e fanno parte delle 30 opere della  donazione della Famiglia al Comune di Viareggio nel 2000.

2) NOTIZIE SULLA VILLA MUSEO PAOLINA BONAPARTE

La Villa Museo Paolina Bonaparte a Viareggio è un edificio di notevole interesse storico e architettonico. Costruita nel 1822 su progetto dell’architetto Giovanni Lazzarini, fu commissionata per Paolina Bonaparte, la sorella di Napoleone, che tuttavia vi risiedette per un periodo molto breve. La villa fu concepita con delicate forme neoclassiche, ed era originariamente situata direttamente sulla riva del mare, la cui posizione all’epoca era molto più avanzata rispetto all’attuale litorale. Il design dell’edificio fu attentamente studiato per garantire una relazione visiva e climatica continua tra le stanze principali, il mare e i suoi venti e il grande giardino.

Gli interni, impreziositi da deliziosi affreschi d’epoca, sono stati oggetto di restauro, permettendo oggi ai visitatori di percorrere le sue stanze e immaginare la raffinata vita che vi si conduceva.

Dopo la morte di Paolina, la villa passò in eredità alla sorella Carolina Murat. Nel corso della sua storia, l’edificio ha attraversato alterne vicende, ospitando anche una scuola media, prima di diventare proprietà comunale. Attualmente, la Villa Museo Paolina Bonaparte funge da sede per mostre e convegni, consolidando il suo ruolo come centro culturale. Sul lato della villa che si affaccia sul mare si trova Piazza Shelley, dove è conservato uno dei pochi monumenti dedicati al grande poeta inglese Percy Bysshe Shelley, il cui corpo fu ritrovato sulla spiaggia in località Due Fosse, non lontano dalla villa.

La Villa Museo ospita stabilmente il Museo Archeologico Blanc, a piano terra, la collezione Giuffreda di strumenti musicali, al primo piano  e l’Atelier Catarsini nelle soffitte della torretta lato nord dell’edificio.

Le sale del primo piano sono adibite a conferenze e esposizioni e di queste, quelle che si affacciano sulla piazza Schelley, sono affrescate e arredate con mobili d’epoca.

3) DESCRIZIONE DEL PERCORSO ESPOSITIVO A PIANO TERRA

Due Sale Espositive e il Laboratorio Esperienziale

Il piano terra di questo edificio è un hub vibrante che include non solo spazi espositivi, ma anche aree dedicate all’accoglienza e al museo archeologico.

Appena varcato il grande portone d’ingresso, si accede nell’atrio principale. Subito sulla sinistra c’è il banco del custode, dove  trovare cataloghi, volantini e materiale informativo sulla storia del Palazzo. L’atrio si estende per oltre 20 metri, arrivando fino alla porta che conduce al giardino. A quella distanza dall’ingresso, sulla destra, si trovano i servizi igienici.

Per raggiungere la sala conferenze e le sale espositive, il percorso prevede di proseguire per circa 7 metri nell’atrio. Alla sinistra si trova l’ingresso del Museo Archeologico Blanc mentre girando a destra  di 45 gradi, e percorrendo circa 5 metri, si entra nel vano scale dove, sulla destra si trovano le porte degli uffici, a sinistra l’ascensore e poco più avanti, dopo altri 4 metri a sinistra, lo scalone che porta al primo piano.

Sulla destra, rispetto allo scalone, c’è una porta. Attraversandola, ci si trova nella sala conferenze di circa 15 metri di lunghezza per 5 di larghezza. Questa sala è arredata con sedie e un tavolo conferenze in fondo, ed è il luogo designato per le inaugurazioni e gli incontri che animano il periodo espositivo.

All’inizio della sala conferenze, sulla parete di destra, si apre la porta che ti introduce alla prima sala espositiva. Questa sala, come la seconda che è comunicante, misura circa 5 metri per lato e  le opere sono appese alle quattro pareti.

Entrato nella prima sala, costeggiando la parete di destra, si arriva all’angolo dove è allestito il Laboratorio Esperienziale con un bassorilievo tattile in terracotta, realizzato da Francesco di Lernia. Questa reinterpretazione dell’opera “Nudo di schiena”, esposta anch’essa in sala, è stata appositamente pensata per essere esplorabile al tatto da persone con disabilità visiva. È interessante notare che questa creazione ha vinto la XXII edizione del Premio Catarsini 2024 ed è stata esposta per quattro mesi al prestigioso Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Dopo l’esposizione in questa mostra verrà collocata stabilmente nel Laboratorio Esperienziale permanente nell’Atelier di Catarsini.

La visita della prima sala prosegue con l’esplorazione delle opere esposte sulle altre pareti.

Per accedere alla seconda sala espositiva, dalla prima sala si segue la parete di destra, si supera la postazione del Laboratorio Esperienziale e, dopo circa 4 metri, si trova la porta d’accesso. La seconda sala presenta le stesse caratteristiche della prima, con opere distribuite su tutte le pareti.

Ogni opera esposta è corredata da cartellini con due QR code. Scansionandoli si ascoltano le audio descrizioni  dell’opera ed altre informazioni in lingua italiano e inglese, adattate per persone con disabilità visiva ma pensate per arricchire l’esperienza di tutti i visitatori.

Per fare ritorno all’uscita, bisogna tornare alla prima sala, poi alla sala conferenze e infine, attraverso la porta d’ingresso, al vano dove si trovano lo scalone e l’ascensore.

4) DESCRIZIONE DEL PERCORSO PER ARRIVARE ALL’ATELIER CATARSINI NELLA SOFFITTA DELLA TORRETTA LATO NORD.

Salita al Primo Piano

Per salire al primo piano si può scegliere tra l’ascensore e lo scalone. Salendo per lo scalone si trovano 29 gradini. Ogni gradino è largo 70 cm, alto 19 cm e profondo 30 cm. La scalinata si articola in tre rampe con corrimano a destra: La prima rampa ha 10 gradini, segue un pianerottolo. Girando a destra, c’è una seconda rampa di 9 gradini e, dopo un altro pianerottolo, girando ancora a destra, si trovano gli ultimi 10 gradini.

Orientarsi al Primo Piano

Una volta raggiunto il primo piano e proseguendo avanti sull’ampio ballatoio si trovano le varie stanze di Paolina Bonaparte, affrescate e arredate. Il nostro percorso invece si orienta dal lato opposto del palazzo e prevede di mantenere la destra seguendo la balaustra per circa 3 metri. Successivamente,  girando nuovamente a destra si percorrono altri 4 metri con la balaustra sulla destra finchè non si interrompe. Si giunge così alla porta d’accesso alle sale del primo piano  dove può essere in corso una esposizione. Per questo è  fortemente consigliato chiedere indicazioni al personale di sorveglianza. Il motivo è che per raggiungere l’Atelier bisogna attraversare 3 spazi  espositivi che, a seconda degli allestimenti, possono presentare alcuni ostacoli che potrebbero rendere il percorso meno intuitivo.

Le Sale Espositive del Primo Piano e l’Accesso all’Atelier

Oltrepassata questa porta, si attraversa la prima sala lunga circa 15 metri. Percorrendola interamente e girando di 45 gradi a sinistra, si accede  alla prima di due sale comunicanti, ciascuna lunga circa 5,50 metri.

Alla fine della seconda sala, sulla sinistra, si trova una porta larga 60 cm. Questa immette nel pianerottolo di una piccola scala, contenuta perfettamente all’interno della torretta, che parte dal cortile interno a piano terra  e porta su, all’Atelier.

La Scala della Torretta per l’Atelier

Questa scala, che sale dal cortile interno dove  Catarsini parcheggiava la sua bicicletta, occupa tutto lo spazio interno della torretta;  non è a chiocciola, ma formata da piccole rampe intercalate da piccoli pianerottoli.

Partendo noi dal primo piano se ne salgono soltanto le ultime rampe per un totale di 17 gradini  ciascuno largo 70 cm, alto 19 cm e profondo 30 cm, con corrimano a destra, come l’orientamento della salita. I pianerottoli  misurano 78 x 78 cm.  Pur essendo piccola, la scala si sale in sicurezza potendosi appoggiare a destra al corrimano e a sinistra al muro

La distribuzione dei gradini è la seguente:

  • Prima rampa: 3 gradini e un piccolo pianerottolo.
  • Seconda rampa: 4 gradini e un piccolo pianerottolo.
  • Terza rampa: 3 gradini e un piccolo pianerottolo.
  • Quarta rampa: 4 gradini e un piccolo pianerottolo.
  • Quinta e ultima rampa: 3 gradini e l’ultimo piccolo pianerottolo su cui si apre direttamente la porta d’ingresso all’Atelier.

Ingresso all’atelier

Restando sul pianerottolo e guardando in alto a sinistra rispetto alla porta d’ingresso sul muro è appeso un cartello che riporta una frase di Catarsini: Chi entra mi onora, chi non entra mi fa un piacere , che accoglie i visitatori con un tocco di personalità dell’artista, suggerendo il suo spirito un po’ riservato e disincantato. Oltrepassato un singolo gradino, si trova la prima delle due stanze di cui è composto l’Atelier. Questo percorso guida fino al cuore creativo di Catarsini, permettendo di immergerci completamente nella sua atmosfera artistica.

L’interno è ampio e luminoso, suddiviso in due stanze comunicanti, ognuna delle quali misura circa 5,5 x 7 metri. Le pareti sono bianche, il soffitto ha travi a vista anch’esse bianche, e il pavimento è rivestito in tradizionali piastrelle di cotto.

Nella prima stanza si conservano documenti, libri e giornali che ricordano la vita e l’opera di Catarsini e il suo archivio storico. Lungo le pareti si trovano mobiletti raccoglitori alti circa 90 centimetri, con i ripiani a vetro, nelle teche  sono disposte fotografie e documenti.

Al centro un tavolo quadrato di un metro e mezzo per lato con alcuni raccoglitori di giornali e foto e il libro delle firme. Alle pareti manifesti  di mostre  e molto foto. Quattro piccole finestre sulle pareti a destra dell’ingresso  si affacciano sul cortile interno, due sono nella prima stanza e due nella seconda.

La seconda stanza è il vero e proprio cuore pulsante dell’atelier, riproducono fedelmente l’ambiente in cui Catarsini creava.

Oltrepassando la porta di comunicazione che si trova in fondo alla parete di destra entrando nella prima stanza, si apre uno spazio così suddiviso: una sorta di corridoio aperto lungo circa 4,5 metri e largo 2 metri  costeggia la parete di destra dove, appesi alla parete tra le due finestrelle, si apprezzano disegni di varie epoche e soggetti (ritratti, disegni fantastici, panorami, interno dell’Atelier). Alla sinistra, separata da due cordoni divisori rossi con 2 colonnine in metallo ciascuno separati al centro per permettere di entrare, si apre lo spazio allestito con due cavalletti, sedie, tavolozze, colori, pennelli, un tavolo con la sua macchina da scrivere Olivetti 22, due cassettoni senza cassetti, sui cui poggiano sculture, attrezzi, fogli. Alle pareti alcune cornici vuote, alcuni ripiani con libri e foto d’epoca di famiglia, e la poltrona verde, ritratta in molte opere; una sorta di “confusione ordinata”  che però riproduce molto bene l’atmosfera  che si respirava quando l’artista vi lavorava, vi riceveva, preparava le casse di spedizione, scriveva.

L’atelier offre quindi un’immersione profonda nel mondo di Catarsini, permettendo di percepire non solo le sue opere, ma anche l’ambiente intimo e gli strumenti che hanno dato vita alla sua arte.

Da segnalare che c’è la possibilità di toccare tutto ciò che le stanze contengono. Però per garantire una fruizione rispettosa e sicura, è richiesto di farsi guidare da un assistente che potrà illustrare gli oggetti e permettere un’esplorazione tattile completa e sicura per la conservazione, rendendo l’esperienza ancora più immersiva e accessibile.

5)APPROFONDIMENTI SULL’ATELIER CATARSINI

L’atelier è un vero e proprio santuario della memoria dell’artista, ri-allestito e aperto al pubblico nel 2002 conserva il suo importante archivio e le tracce inequivocabili del suo lavoro e della sua vita.

Catarsini si trasferì qui dopo che il suo precedente studio nel Palazzo Comunale in Via Regia fu distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

 Qui si possono trovare:

  • 12 Disegni  originali e manifesti delle sue esposizioni, un’opportunità unica per osservare da vicino la sua tecnica e la sua visione.
  • Due cavalletti, Pennelli e colori: gli strumenti essenziali del mestiere.
  • Documenti, foto, cataloghi, articoli e libri d’arte che narrano la sua lunga carriera. E che offrono scorci della vita dell’artista e del suo spazio di lavoro.
  • Lettere, diplomi e onorificenze che ne attestano i successi e i contatti.
  • Un tavolo con la sua macchina da scrivere: a suggerire anche la sua attività intellettuale e letteraria. Visitando questo spazio, è possibile ricostruire la personalità poliedrica di Catarsini, pittore ma anche letterato e uomo di cultura attento e sensibile. L’archivio custodisce i manoscritti dei suoi racconti, le bozze dei suoi due romanzi (uno dei quali recentemente rieditato da La Nave di Teseo), i suoi diari e gli articoli che per anni ha scritto per giornali e riviste culturali. In appositi faldoni, sono conservati giornali dagli anni ’30 in poi che documentano le sue esposizioni e innumerevoli notizie sulla vita artistica e culturale del Novecento.

Di particolare interesse è la raccolta completa dei cataloghi e delle brochure delle sue numerosissime mostre fin dal 1927, così come i cataloghi di artisti a lui legati e la vasta corrispondenza intrattenuta con colleghi e figure influenti. Le fotografie, sue e della famiglia, insieme alle immagini delle sue mostre (dalle prime negli anni ’30 all’ultima antologica del 1991), completano un quadro dettagliato della sua esistenza.

L’archivio, costantemente aggiornato, contiene tutta la documentazione finora trovata sull’artista. Il fascino di queste stanze risiede nell’atmosfera che ancora si respira tra le mura: osservando i suoi oggetti personali e le tracce di colore sulle pareti, si avverte la profondità e la sincerità della ricerca artistica alla quale Alfredo Catarsini ha dedicato l’intera sua esistenza.

Questo atelier non è solo un museo, ma un luogo che permette di sentire ancora la presenza di Catarsini e di comprendere la sua essenza. Un’esperienza davvero unica per chi vuole approfondire la sua figura.

6) LA MOSTRA DIFFUSA NELLE TAPPE DEL CAMMINO “I LUOGHI DI CATARSINI”

La presente mostra dedicata ad Alfredo Catarsini  non si limita a questa sede, ma si estende comprendendo tutte le 60 opere comprese quelle nelle altre tappe del  “Cammino” I luoghi di Catarsini,  un percorso formato da 3 itinerari ad anello per scoprire le opere dell’artista in diverse località tra Lucca, la Val Freddana, la Versilia, Viareggio e le sponde del lago di Massaciuccoli.

Quindi, partendo da qui, la mostra prosegue in altri luoghi della città e extra urbani

Descrizioni di tutte le opere, adattate e audio registrate in italiano e in inglese  pensate per le persone con disabilità visiva ma utili a tutti i visitatori,  sono nei QR code del pieghevole Mostra diffusa nelle tappe del Cammino I luoghi di Catarsini  suddivise per località e sedi espositive.

Il pieghevole si trova all’ingresso del Palazzo.

Estate 2025 – Suddivisione delle 80 Opere visibili in edifici pubblici:

Le 60 opere complessive sono distribuite tra:

  • Viareggio:
  • Villa Museo Paolina Bonaparte: Qui si trova la mostra attuale con una selezione significativa di 20 opere e un focus sull’Atelier, sull’archivio storico e le 12 opere dell’artista ospitate stabilmente in questa sede.
  • Biblioteca Comunale G. Marconi (a Palazzo delle Muse): 15 opere,  a rotazione, provenienti dalla donazione di 30 opere fatta dai figli di Catarsini al Comune di Viareggio.
  • Santuario della S.S. Annunziata, una pala d’altare del 1948
  • Nelle altre 8 Tappe del “Cammino”

Cammino I Luoghi di Catarsini è un percorso ideato dalla Fondazione Catarsini e realizzato in collaborazione con in collaborazione con il Touring Club Italiano. Aperto nella primavera del 2023, questo Cammino collega Lucca alla Versilia passando per la Val Freddana e comprende  attualmente 8 tappe in totale e 11 sedi espositive dove sono esposte 44 opere. A queste si aggiungerà a breve  la nona tappa di Seravezza, Comune capofila, adesso in allestimento.

La tappa viareggina è contrassegnata da un totem all’ingresso della Villa Museo Paolina Bonaparte. Questo Cammino è l’unico in Italia interamente accessibile anche a persone con disabilità visiva, che possono scaricare audio registrazioni (italiano e inglese) tramite QR code in rilievo sui totem e sui cartellini accanto alle opere nelle sedi espositive.  Il Cammino, segnalato da  Mons. Paolo Giulietti Arcivescovo della Arcidiocesi di Lucca per il Giubileo della Speranza ,è stato presentato al Giubileo delle Disabilità a Roma nell’aprile 2025

Queste tappe rappresentano il cuore della mostra diffusa, creando un itinerario artistico e culturale. Il Cammino è stato ideato per collegare vari punti significativi del territorio legati alla vita e all’opera di Catarsini. Oltre a Viareggio, le località incluse in questo percorso sono:

  • Lucca (Palazzo Orsetti):  punto di partenza e  di arrivo del cammino con 5 opere.
  • Castagnori (Chiesa Romanica di San Tommaso Apostolo),  ciclo di 2 affreschi del 1945
  • San Martino in Freddana (Chiesa di San Martino Vescovo), ciclo di 3 affreschi del 1944
  • Camaiore (Palazzo del Comune e Museo d’Arte Sacra) con 6 opere
  • Pietrasanta (Spazio Arte BVLG e Liceo Artistico Stagio Stagi) con 2 opere
  • Forte dei Marmi (Villa Bertelli): Qui sono esposte opere significative, inclusi lavori che hanno partecipato a importanti premi (5 opere)
  • Massarosa (Antico Opificio La Brilla): Questa tappa presenta 3 opere che richiamano la campagna e il Lago di Massaciuccoli, luoghi cari a Catarsini.
  •     Seravezza (in allestimento): Recentemente, Seravezza è stata aggiunta a questo percorso come Comune capofila, indicando un’ulteriore espansione della mostra. Un’opera sarà esposta a Palazzo Mediceo, arricchendo ulteriormente l’itinerario.

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7) L’ARTE ACCESSIBILE PER TUTTI, IL PROGETTO PLURIENNALE DELLA FONDAZIONE CATARSINI

La mostra diffusa dedicata ad Alfredo Catarsini  rappresenta il forte impegno della Fondazione Alfredo Catarsini 1899 verso l’accessibilità e l’inclusività per tutti. Non si tratta di una mostra temporanea con una data di chiusura prefissata ma di un percorso artistico che si integra permanentemente nel territorio.

Fatta eccezione per quelle esposte nelle due sale a piano terra di questo Palazzo fino al 24 agosto 2025, tutte le altre opere nelle tappe  del “Cammino I Luoghi di Catarsini” sono sempre visibili, seguendo semplicemente gli orari di apertura ordinari degli edifici che le ospitano, come biblioteche, musei, palazzi pubblici e chiese. Questo significa che l’arte di Catarsini è a disposizione del pubblico senza limiti temporali specifici.

Un punto fondamentale è l’attenzione rivolta alle persone con disabilità. L’intero “Cammino” e tutte le sedi espositive sono stati progettati per essere accessibili non solo a persone con disabilità fisiche, ma in particolare per quelle con disabilità visive. Per queste ultime, sono disponibili audio guide con descrizioni adattate che permettono un’esplorazione profonda e sensoriale delle opere. Inoltre, sono stati implementati i Laboratori Esperienziali che offrono modalità interattive e tattili di fruizione dell’arte.

In sintesi, questa mostra offre a chiunque un’opportunità davvero unica di immergersi nell’arte di Alfredo Catarsini. È un’esperienza che va oltre i confini dei musei tradizionali, collegando l’arte al territorio di Viareggio e dintorni, e rendendola un patrimonio culturale vivo e accessibile a tutti, in qualsiasi momento.

8) COLLEZIONE DELLA FONDAZIONE CATARSINI A VIAREGGIO

La Fondazione Alfredo Catarsini 1899 ha sede nell’abitazione dell’Artista nel quartiere Marco Polo. Poco distante la piazza a lui intitolata.

La sede è visitabile su appuntamento e vi si può ammirare  una ampia raccolta di opere. Qui si tiene  la rassegna annuale “Anteprime”.

9)  CONTATTI E VISITE GUIDATE SU APPUNTAMENTO

Oltre agli spazi espositivi diffusi, si può visitare la collezione della Fondazione Catarsini direttamente nella sua sede a Viareggio, in Via Palermo, 4 dove si prenotano visite  guidate gratuite , offrendo un’esperienza più intima e approfondita.

Per prenotare la visita o per qualsiasi informazione aggiuntiva su:

  • Visite guidate
  • Percorsi accessibili, Arte, natura e turismo
  • Descrizioni adattate e audio guide per mostre, percorsi museali, tour turistici (disponibili in varie lingue)
  • Consulenze – iscritivi alla newsletter

contatta la Fondazione:

  • Via email: info@fondazionecatarsini.com
  • Telefonicamente: +39 342 1684031
  • Sito: www.fondazionecatarsini.com

10. HANNO SCRITTO DI CATARSINI E IL CATARSISMO

Cristina Acidini scrive:

La mia visita allo studio Catarsini risale al 2013, allorché si era da poco concluso con successo il progetto di riallestimento: un progetto lungo e impegnativo, voluto con forza e portato a buon fine con tenacia per impulso di Elena Martinelli, nipote del pittore, nei dieci anni successivi alla morte del nonno. E che ha il corrispettivo non immediatamente visibile, ma encomiabile, nel lavoro di inventariazione accuratamente svolto sui documenti originali dell’Archivio Catarsini, mentre per l’opera dell’artista sono complementi le raccolte pubbliche e private che conservano i suoi quadri, in primo luogo quella nel quartiere Marco Polo. A questo proposito ho il bel ricordo dell’arrivo dell’Autoritratto di Catarsini del 1934 nella celebre raccolta della Galleria degli Uffizi, avvenuto  nel 2005, poco prima che ne assumessi la guida come Soprintendente del Polo Museale Fiorentino (dal 2006 al 2014).

Solo dalle fotografie, anch’esse meticolosamente censite nell’Archivio Catarsini, si può farsi un’idea dell’abbandono in cui lo studio era piombato, solo pochi anni dopo la morte del suo occupante. Alcuni scatti in bianco e nero del 1999 ne mostrano la dolorosa desolazione: infiltrazioni dalle falde del tetto, cumuli di detriti, mobili alla rinfusa; perfino l’iconica poltrona verde, presente in diversi ritratti, giaceva arrovesciata e impolverata.

Per il laborioso ripristino, hanno fatto da guida le numerose foto in bianco e nero e a colori e, non meno, i ricordi personali della nipote Elena, che ha condiviso tanti momenti della vita del nonno, partecipando di momenti creativi e sociali. A voler allineare le foto in un’ipotetica sequenza cronologica, pur con ampi margini d’incertezza, scorre sotto i nostri occhi un’affascinante storia personale e artistica fra il dopoguerra e gli anni Novanta del secolo scorso, cinquant’anni nei quali è cambiata l’Italia ed è cambiato il mondo, una cortina di ferro è stata tracciata e si è dissolta, un muro è stato innalzato a separare le due Europe dell’Est e dell’Ovest ed è caduto, si sono consumate guerre calde e fredde, contestazioni e restaurazioni… ma lo studio dell’artista è rimasto se stesso, con l’impronta della personalità creativa, che organizza spazi e oggetti secondo l’insondabile logica dei tempi individuali: il momento della lettura e dello studio, del disegno e della pittura, della riflessione sul modello o dell’incontro col visitatore, quest’ultimo accolto, come recita scherzosamente l’iscrizione all’ingresso, con cortesia ma senza soverchio entusiasmo.

              Nei primi anni le foto dell’atelier, comprendente due stanze sottotetto illuminate da lucernari, mostrano l’ordine fresco e rigoroso della sistemazione recente: l’immacolato candore delle pareti ancora spoglie, dei travetti e delle pianelle del tetto appena imbiancati, la distribuzione parca e rarefatta dei quadri alle pareti, nei quali si legge ancor nitida e potente la suggestione di Lorenzo Viani, nume tutelare di tanta pittura viareggina.

Anche Catarsini presenta se stesso come un’icona del razionalismo post-bellico, che tanto profondamente affonda le sue radici nello stile tra le due guerre: il fisico asciutto e atletico, i capelli folti e neri disciplinati dal pettine, il volto abbronzato modellato da una severa concentrazione, la maglietta a righe come Picasso o un balneare. Della sua persona, nel 1955 scrisse Marco Taglioli: “E’ magro, asciutto diremmo, con un naso arguto su un volto scavato e vivace” (La pittura a Viareggio. L’inchiesta tra i nostri artisti e il “Personaggio” principale, ne “Il Tirreno”, 17 novembre 1955, p.4). Un autoritratto del 1942 viene descritto come “forte, espressivo, e sorretto da toni sobri, terrosi, che fanno ricordare la grande pittura del 400” (B.F. in Artisti nostri, Una visita allo studio del pittore Catarsini, ne “Il Tirreno” del 7 agosto 1946… quando ancora si credeva che Masolino e Masaccio nella Cappella Brancacci al Carmine di Firenze o Michelangelo nella volta della Cappella Sistina in Vaticano avessero affrescato con pigmenti color terra e cenere, e non con la tavolozza ricolma delle tinte smaglianti, che furono rivelate decenni dopo dalle puliture, col rimuovere nerofumo e polveri. Una convinzione che fece presa su tanti pittori toscani del Novecento, a partire da Ottone Rosai.

              Poi negli anni da una fotografia all’altra l’immagine muta.  E mentre la figura del pittore perde gli spigoli e sotto il basco dal profilo parigino i capelli imbiancano, mentre la sua carriera di docente e di artista lo conduce attraverso sperimentazioni personali e autonome (col Simbolismo Meccanico e il Riflessismo, senza abbandonare la figura e il paesaggio viareggino), lo studio assume quell’aspetto vissuto, affollato di arnesi e di ricordi, che colpisce i visitatori, sia che vi vengano ammessi in una fresca mattina primaverile, sia che debbano sudare nella canicola agostana che arroventa il sottotetto. All’inizio della sua occupazione dell’atelier, è probabile che i mobili scarseggiassero: “Tutto è quasi messo per terra: tubetti di colori, libri, pennelli, poi anche una diecina di studi a bianco e nero […] Poi cornici, telai, buttati da ogni parte ed infine anche dei grandi cartoni per affresco collocati per terra” (B.F. in Artisti nostri, Una visita allo studio del pittore Catarsini, ne “Il Tirreno” del 7 agosto 1946).

              E dagli anni ’50 in poi, l’iconografia dello studio si stabilizza in un soggettivo, suggestivo, inevitabile disordine: “fra tavolozze, cavalletti, pennelli e quadri ammonticchiati per ogni dove, e scaffali pieni di libri, di ritagli di giornale,  […] stanze in cui il rumore della città giunge come ovattato” (L.M., Note d’arte. Visita allo studio di Alfredo Catarsini, ne “La Nazione italiana – Cronaca di Viareggio” del 13 marzo 1957, p.4). “Il pavimento trema alla pressione del passo – annota ancora Taglioli – vi giungono affiochiti i rumori delle aule scolastiche sottostanti, quasi un sommesso brusio che supera l’ostacolo dei muri. Lungo le pareti i soliti ammassi di quadri vecchi e nuovi, disposti alla rinfusa…” (La pittura a Viareggio. L’inchiesta tra i nostri artisti e il “Personaggio” principale, ne “Il Tirreno”, 17 novembre 1955, p.4).

              Opere che vanno e vengono, cartoni conservati dopo l’uso nei cantieri d’affresco, quadri scelti e approntati per esposizioni – a Firenze, a Venezia, a Roma e altrove -, quadri che ne ritornano, disegni che si stratificano in risme, articoli, recensioni, dépliant (tutto materiale che sembra importante sul momento e poi finisce in una riga del curriculum o nel dimenticatoio) e naturalmente tele, cornici, arnesi del mestiere. La pittura possiede Catarsini e gli è presente senza dargli tregua: nei suoi ritratti può capitare l’apparizione di una tela dipinta sul cavalletto, quadro nel quadro, frammento dello studio viareggino incorporato per sempre in un dipinto che farà la sua strada nel mondo. Là, l’intonaco alle pareti si offusca, la pittura bianca del tetto si scrosta e mostra chiazze di legno e laterizio.

La continuazione della storia è nota. L’età avanzata di Catarsini, la progressiva rarefazione del suo lavoro nello studio, la morte nel 1993, l’abbandono dell’atelier, lo sfacelo, il riscatto grazie al restauro. Il nuovo ordinamento, curato da un comitato di competenti e responsabili. che dal 2003 consegna l’atelier all’ambito, tanto ricco quanto affascinante, degli “studi d’artista” visitabili. Il riallestimento dello studio, come prima rammentavo, va di pari passo con l’egregio lavoro di inventariazione dell’Archivio Alfredo Catarsini” curato nel 2001 dall’Istituto Storico Lucchese, sezione di Viareggio, con la supervisione di Raffaello Bertoli, grazie alla disponibilità e alla passione dei figli Mity e Orazio ed in particolare di Elena Martinelli, la figlia di Mity Catarsini. Lettere, diari, oggetti, libri acquistano la fisionomia organizzata che non hanno mai avuto nell’arco della vita del pittore. Anche per lo studio viene predisposta una sezione di “inventario-documentazione”, che nell’apparente neutralità notarile, tipica degli elenchi, racchiude e restituisce la pluralità degli interessi e delle iniziative del pittore, la sua operosità – premiata in esposizioni prestigiose -, la sua attitudine a studiare il passato e a conoscere il presente, anche grazie a testi tra i cui autori sono Viani, Soffici, Papini, Venturi, Marangoni…. e naturalmente Giorgio Vasari, padre della storiografia artistica.

              Nello studio odierno, è forte l’emozione dell’incontro col luogo che racchiude la testimonianza di un artista dalla personalità forte e decisa, di una longevità che gli ha consentito di attraversare gran parte del  Novecento partecipando delle sue fluttuanti correnti artistiche, in una sorta di “nomadismo stilistico”, secondo una felice definizione.

Il passaggio dall’uso al museo ha ricreato, nei termini nuovi di una narrazione ordinata, quello che fu un ambiente vissuto in alacre confusione. Le due stanze dell’amabile solitario sono ora aperte ai visitatori e, si spera, agli studenti degli istituti d’arte. Tocca infatti specialmente ai giovani futuri artisti cogliere le luci, le atmosfere, i sentori dell’atelier del pittore, un tipo di ambiente che muta negli anni e nei secoli ma rimane sostanzialmente invariato nella sua natura magica di scena teatrale, sulla quale si rappresenta sempre lo stesso copione: l’incontro fra il passato – garante della memoria anche quando le sue spoglie giacciono accatastate e confuse – e il futuro captato al volo nell’aria attorno e fuori dall’artista, che lo fissa su carta e su tela nel presente dell’istante creativo.

Leonida Repaci scrive: Poesia di donne che offrono il loro nudo all’oro del sole, godendo di quell’attimo che la giovinezza dà a ogni esistenza…

Raffaello Bertoli scrive: Era facile vederlo traversare in bicicletta il Canale Burlamacca, per andare in Darsena, e in Darsena, era facile incontrarlo quando sbucava dalle viette chiassose dentro i cantieri o quando si fermava a tu per tu col mare e con lo specchio d’acqua del porto. La sua tavolozza ricca e severa, guizzante e malinconica, sembra attinta proprio al riflesso dei colori sulle acque metalliche del canale. E solo colori veri, perché a crearli e trasformarli è stata la luce…

Tommaso Paoloscia scrive: “E poi, in improvvisi ritorni contemplativi, di nuovo alla ribalta quel rapporto di sempre dell’uomo col mare che resta la guida costante nella lettura di quel suo dipingere senza tempo…”

Antonio Paolucci scrive:  “Alfredo Catarsini stava nella sua Viareggio come al centro di una rosa dei venti, sensibile a Lorenzo Viani e a Soffici, a Carrà e ai Fauves, a Matisse, a Cézanne, a Moses Levy, agli intellettuali, ai poeti, agli artisti che d’estate si incontravano al Quarto Platano di Forte dei Marmi… Si può vivere a Viareggio, raccontare le storie della darsena e le opere e i giorni degli uomini, nel mutare della luce e dell’ora, ed essere artisti grandi e veri.”

Marilena Pasquali scrive: Tutto convive nella pittura di Catarsini: le marine accanto alle macchine inutili, gli angoli di cortile e i nuclei di forme pulsanti, il suo microcosmo è unitario e pure disseminato in mille rivoli. Ciò che accomuna e rende individuale ogni sua espressione è la pittura scabra, acuta, fortemente compressa, il taglio della composizione costruita secondo regole di collaudata sapienza

Franco Somi scrive: Un’esperienza sul fantastico quotidiano che Catarsini stesso ha indicato con il nome di Riflessismo e che io definirei piuttosto come ricerca dell’ambiguità…

Gli esiti di una perfino feroce simbiosi fra il mondo dell’uomo e quello della macchina testimoniano della vocazione di Catarsini a non appagarsi di un atteggiamento meramente contemplativo, della sua continua ricerca di nodi d’inquietudine e infine, di una matura consapevolezza che la partita è giocata, più che fra entità reali, fra simboli e segni di cui si avvolge il linguaggio del far moderno

Franco Farina scrive: Gli elementi di queste sue opere del Simbolismo meccanico si saldano strutturalmente tanto da essere emblematici del nostro tempo, però senza nostalgie e rimpianti, in quanto il primato dell’uomo sulla macchina non viene mai messo in discussione.

Pier Carlo Santini scrive: … un artista che attraverso la sperimentazione e la ricerca ha inteso scavare in se stesso, e interrogarsi, per essere sicuro di esprimersi con proprietà ed efficacia aderendo alle esigenze di tempo in tempo rinnovate ed attuali…

Oggi Catarsini esplora il mondo delle macchine: macchine arcaiche entro ambienti saturi di esalazioni e di fumosità: ruote, pulegge, bobine giganti, volani che si intravedono assorbiti entro segni enigmatici, o che risaltano improvvisi tra la materia corrotta e trasudante

E’ un modo, quello di Catarsini, di ribadire la solitudine dell’uomo soverchiato da quell’ingranaggio che ha creato con le sue stesse mani, e di cui finisce prima o poi di essere vittima

Elena Pontiggia scrive:…Dopo gli studi all’Istituto d’arte di Lucca, aveva compiuto anche lui, nel 1914, il  canonico viaggio a Parigi, dove tra l’altro, aveva conosciuto Modigliani. Nell’agosto 1918, quando era  ancora sotto le armi (dopo Caporetto era stato richiamato in guerra, come tutti i “ragazzi del ‘99”),  aveva incontrato durante una licenza Marinetti. L’occasione era stata la mostra “Pittura d’avanguardia  italiana”, aperta al Kursaal di Viareggio, dove esponevano futuristi come Prampolini, Achille Lega, Primo Conti, ma anche de Chirico e Carrà, che presentavano le loro opere metafisiche, e Soffici. È possibile che Catarsini abbia anche sentito parlare della conferenza sulla allora quasi sconosciuta pittura metafisica, tenuta da de Pisis, sempre al Kursaal, il 27 luglio 1918. Questa contemporanea conoscenza  di futurismo e metafisica non va sottovalutata nella formazione dell’artista.  Nel 1919 aveva invece stretto amicizia con Lorenzo Viani, cui rimarrà sempre legato. Subito dopo, nel  1920, aveva frequentato lo studio viareggino di Domenico Ghiselli (l’autore, nel 1912, delle decorazioni  del Kursaal), che gli aveva insegnato i rudimenti dell’affresco: una tecnica difficile, che allora non veniva  insegnata nemmeno nelle accademie, e di cui Catarsini darà vari saggi nelle due guerre (nel 1932 allo  stesso Kursaal e nel 1936 nell’Oratorio di San Giuseppe, sempre a Viareggio; nel 1944 nella chiesa di San Martino in Freddana; nel 1945 nella chiesa di San Tommaso a Castagnori). …. Sono gli anni, questi, in cui Catarsini frequenta Il Quarto Platano a Forte dei Marmi, il ritrovo cui sono  assidui Carrà, Soffici, De Grada e altri artisti, ma continua a essere vicino anche a Marinetti, che nel  1933 lo invita alla prima edizione del Premio del Golfo, fondato da lui, Fillia, Prampolini e Righetti a La  Spezia. L’artista espone Manovre di sbarco del 1933 che non appartiene però al secondo futurismo, come  a volte si sostiene. È piuttosto un esempio di realismo magico, in cui i movimenti della nave che sta  attraccando al porto, dell’aereo nel cielo, delle vele sul mare, del carrello sulla rotaia si congelano in una  immobilità quasi incantata.

Vittorio Sgarbi scrive:  Se c’è un artista che ha provato a guardare oltre le mura del proprio municipio, cercando altrove gli stimoli da portare e sviluppare a casa, questi è proprio Catarsini. Godendo peraltro della congiuntura favorevole per cui l’altrove gli arrivava direttamente a casa senza avere bisogno di andarlo a cercare, grazie alla presenza a Viareggio di artisti e intellettuali provenienti da tutta Italia…  La “viaregginità” di Catarsini, il sentimento di appartenenza carnale e spirituale a una certa terra, a una certa umanità, a una certa atmosfera complessiva, fatta in prima istanza di mare, di cielo, di sole, di vento, di umori, odori, rumori, sapori, e in seconda di tutto il patrimonio di sensazioni condivise che questi fattori possono implicare, è imprescindibile alla base di ogni sua scelta pittorica, a partire da quella iniziale per cui ha deciso di farsi artista.  Ciò che gli studiosi devono fare, rispettando fedelmente il senso più proprio del loro mestiere, è semmai il contrario, mettere al centro dei loro interessi l’oggetto Catarsini, nell’aspetto della sua produzione artistica come nell’evidenza dei documenti extra-artistici in grado di contribuire a meglio comprendere l’evoluzione della sua personalità nel succedersi del tempo.

Il Catarsismo

Catarsini è uomo molteplice, pittore e scrittore, riflette instancabile sui grandi temi e sull’identità personale, risponde con inventiva alle sollecitazioni che il mondo intorno a lui propone con i mutamenti sociali e tecnologici, un tema quanto mai attuale. E sempre ci restituisce una pittura che parte dall’essenza purificata delle cose, dall’anima, per arrivare dritta al cuore di chi guarda.

Con il termine Catarsismo la Fondazione intende definire la pittura di Alfredo Catarsini e condensare il risultato della corposa bibliografia critica che ha accompagnato e sostenuto l’arte di un maestro che ha attraversato con vigore tutto il Novecento, individuando determinate caratteristiche del suo operare.

Il Catarsismo nasce dalla coerenza creativa dell’artista e si manifesta come asciuttezza di espressione, serietà e libertà di pensiero, capacità di rinnovamento. È un’attitudine ad attenersi all’essenziale, qualunque sia il soggetto delle sue opere: persone, cose, paesaggi o ingranaggi. È il coraggio di accogliere il cambiamento, testimoniato dal suo continuo mettersi alla prova sperimentando forme e rappresentazioni originali, come nel Simbolismo meccanico.

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