7 – DESCRIZIONE DELLE OPERE A SAN MARTINO

IL CICLO DEGLI AFFRESCHI DI SAN MARTINO IN FREDDANA

In una intervista rilasciata nel 1991 l’artista novantenne racconta: “….Gli abitanti del paese, quando seppero che ero pittore decisero di approfittare del mio soggiorno là per chiedermi se abbellivo la loro chiesa, mi pagarono con un sacco di farina dolce, un sacco di fiore di farina bianca, olio, vino e qualche soldarello….e io li ritrassi tutti fra i personaggi degli affreschi, e ci feci anche mio figlio…”

Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale durante i quali molti viareggini lasciarono il litorale per sfollare nell’entroterra. Lo stesso fece Catarsini nel 1943, rifugiandosi nella piccola comunità di San Martino in Freddana assieme alla famiglia. Gli abitanti, nonostante il periodo bellico, che in Versilia fu particolarmente cruento proprio in questo periodo tristemente famoso per eccidi, rastrellamenti, lutti, pericoli e privazioni, non si fecero sfuggire l’opportunità di fargli abbellire la loro chiesa, realizzata fra il 1898 e il 1904 in stile eclettico dall’architetto lucchese Gaetano Orzali. Fu così che Catarsini affrescò nel catino absidale “L’Immacolata fra i santi Martino vescovo e Paolino” e altri due affreschi di minori dimensioni sulle pareti laterali: “L’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo” e la “Cena in Emmaus”. Le pareti laterali sono separate dall’abside da un arco che sovrasta l’altare. Il pittore si recò molte volte a Firenze incurante dei notevoli rischi che il viaggio comportava, per poter acquistare le migliori materie prime. La chiesa divenne molto presto mèta di pellegrinaggio da parte della popolazione locale e degli sfollati e Catarsini scelse con cura le persone che avrebbero interpretato i suoi personaggi e le ritrasse, cogliendo la loro espressività per fissarla nella storia che intendeva rappresentare. E così la Madonna ha il volto di Renata la panettiera; san Martino è l’impiegato delle poste, il ragazzo ha il volto del figlio Orazio e san Paolino è il ritratto dello stesso Catarsini.

Gli anni tra il 1943 e il 1945 rappresentano il periodo più intenso e prolifico della produzione artistica di Alfredo Catarsini nella rappresentazione ad affresco di soggetti sacri di grandi dimensioni.

Catarsini conduce la tecnica ad affresco seguendo gli antichi e complessi metodi tradizionali trasferendo cioè, sull’intonaco ancora umido della parete e mediante incisione, i bozzetti preparatori disegnati su carta (cartoni d’affresco). Alcuni di quei cartoni sono esposti nel Municipio di Camaiore.

AFFRESCO DELL’ABSIDE

  1. L’Immacolata fra i santi Martino vescovo e Paolino, 1944, altezza 4 metri alla sommità, larghezza 10 metri

La Madonna, bella e ieratica, Catarsini la ritrasse con le sembianze della più bella ragazza del paese, è al centro dell’affresco, il capo ornato da un cerchio di stelle dorate, i capelli biondi appena coperti dall’ampio manto di color verde chiarissimo bordato d’oro che svela la sua semplice veste rosa trattenuta in vita da una cintura a motivi dorati, nella mano sinistra tiene un lungo rosario bianco. Scende dalle nuvole calma e tranquilla è venuta per proteggere e consolare tutti gli afflitti dalla guerra. In primo piano, ai suoi piedi si trovano le figure di profilo di San Martino Vescovo alla nostra sinistra e di San Paolino alla nostra destra.

San Martino ha la pianeta rossa, la mitria e il pastorale e indica la Madonna, San Paolino è vestito con una semplice tunica bianca, sulla spalla ha un mantello color senape; con la mano destra tiene un crocefisso che volge verso la Madonna e con la sinistra tiene il modellino della città di Lucca di cui è patrono.

Sullo sfondo una serie di edifici diroccati e bombardati riempie tutta l’abside da sinistra verso destra, davanti ai lacerti di case alcuni carri armati di color marrone, in cielo in lontananza aerei bombardieri.

Alle spalle dei due santi, sempre in primo piano, ma ai lati dell’affresco, si trovano due gruppi di figure: alla destra della composizione c’è un gruppo di persone senza speranza: una donna anziana e triste ha lo sguardo perso verso terra, sul capo un fazzoletto marrone, qui Catarsini ha raffigurato la perpetua del paese, in piedi ci sono una coppia con un bambino: la donna ha lo sguardo a terra e si porta la mano al viso con un’aria di rassegnato dolore, il bambino le si aggrappa alla gonna cercando conforto. L’uomo ha lo sguardo lontano, come incapace di vedere. Il gruppo è l’immagine della disperazione e della fine della speranza. Anche la natura partecipa a questo sgomento, l’albero dietro di loro è secco e spezzato.

Nella parte sinistra il gruppo è formato da un giovane ragazzo, da bambina in piedi, e da una ragazza in ginocchio, vicino a loro una pecora bianca, simbolo di innocenza e della fede in Dio, un’altra più piccola guarda verso il paesaggio. Tutti tengono le mani giunte e hanno lo sguardo volto alla Madonna, hanno speranza e l’albero dietro a loro è verde, rigoglioso.

I colori usati da Catarsini sono chiari e luminosi è un affresco dalle tonalità pastello ed è firmato sul sedile dove si trova la dolente figura della perpetua: A. Catarsini da Viareggio dipinse A.D. 1944

AFFRESCHI SULLE PARETI LATERALI

Il ciclo degli affreschi si completa con due opere: La cena di Emmaus sulla parete di destra e La samaritana al pozzo sulla parete di sinistra.

I bozzetti in scala sono esposti nel Municipio di Camaiore.

2. LA CENA DI EMMAUS 1944, affresco1944, altezza 200 centimetri, larghezza 150 centimetri.

In questo affresco verticale Catarsini rappresenta il celebre episodio narrato dal Vangelo di Luca, in cui due discepoli sono in cammino per un villaggio di nome Emmaus dopo aver assistito all’apertura del sepolcro. I due, un uomo giovane e uno più anziano, incontrano Gesù dopo la Resurrezione, ma non lo riconoscono, camminano insieme a lui e commentano l’incredibile evento a cui hanno assistito. Giunta la sera lo invitano a restare con loro. E solo quando Gesù spezza il pane e lo benedice lo riconoscono.

Catarsini raffigura l’evento in un interno semplice, spoglio. Di fronte a noi il discepolo giovane è seduto su uno sgabello e si appoggia a una semplice tavola coperta da una tovaglia bianca. È vestito con una sorta di saio, legata alla cintura ha una borraccia tipica dei viandanti di un bel colore azzurro. Leggermente in secondo piano la figura di Gesù che si staglia di profilo davanti a una grande finestra aperta sul paesaggio di colline dai colori chiarissimi, indossa un saio dai colori rosati, è scalzo, quasi luminoso, la sua mano sinistra è appoggiata alla tavola, davanti a lui un bicchiere e un pane tagliato a metà, la mano destra è in alto in atto di benedire. Sulla sinistra, un po’ sullo sfondo si trova l’altro discepolo, il più anziano, il suo volto esprime viva sorpresa. Gesù è ritratto davanti ad una finestra, che diventa simbolo del trapasso all’altra vita, fra poco, come dicono le scritture, la sua figura sparirà agli occhi dei discepoli. La finestra colma di luce, la sua figura scalza e diafana rappresentano il momento del definitivo addio di Gesù ai suoi discepoli.

3 LA SAMARITANA AL POZZO, affresco 1944, altezza 200 centimetri, larghezza 150 centimetri

Nell’affresco di sinistra Catarsini racconta l’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo. Lo spazio è quasi completamente occupato dal grande pozzo di pietra che sta al centro della raffigurazione e dalle due figure. Gesù, a figura intera, ha il volto giovane e sereno con la barba e capelli lunghi di un biondo scuro, la veste è candida, lunga, ed è avvolto parzialmente da un mantello di un bel rosso vivo, ai piedi ha dei calzari aperti di cuoio scuro. La figura della Samaritana ha il volto chinato verso la giara di terracotta che sta per calare nel pozzo per attingere l’acqua. Sullo sfondo un muro di mattoni e alcune montagne che sembrano brulle, assolate ma dai toni chiarissimi, come a volte rende le cose la luce in Galilea. Il significato simbolico di questo episodio, non è la richiesta della semplice acqua, ma di acqua della vita, sorgente di vita eterna, che Cristo predica e promette per tutti, anche ai non ebrei. L’acqua che Cristo offre è anche simbolo della nuova legge, della nuova Buona Novella.